Quando il diritto di voto e quello di eleggibilità non coincidono

La rin­un­cia alla cit­tad­i­nan­za ital­iana da parte di Ignazio Cas­sis ha rilan­ci­a­to il dibat­ti­to sul­la por­ta­ta dei dirit­ti politi­ci – e in par­ti­co­lare del dirit­to di eleg­gi­bil­ità – in Svizzera. Sec­on­do Cas­sis, il suo era un atto dovu­to – politi­ca­mente, anche se non giuridica­mente – per essere eleg­gi­bile al Con­siglio fed­erale, men­tre non vede­va nel­la doppia cit­tad­i­nan­za un osta­co­lo per votare e nem­meno per can­di­dar­si al Par­la­men­to fed­erale. Questo episo­dio dimostra che non sem­pre il dirit­to di voto e quel­lo di eleg­gi­bil­ità deb­bano coin­cidere.

Nel­la vita ten­di­amo sem­pre a sem­pli­fi­care una realtà che è invece spes­so assai com­p­lessa. Così anche in polit­i­ca, in par­ti­co­lare quan­do pen­si­amo ai dirit­ti politi­ci. Di soli­to si ritiene che, rag­giun­ta una soglia di età (oggi­giorno di soli­to la mag­giore età a 18 anni), ogni cittadino/a deb­ba pot­er parte­ci­pare alle elezioni sia come elettore/elettrice sia come candidato/a. Inoltre, si ritiene che gli elet­ti deb­bano rap­p­re­sentare tut­ti i cit­ta­di­ni. Ma non è sem­pre così. Sono pos­si­bili almeno quat­tro vari­anti.

1.     Gli eleggibili sono solo una frazione degli aventi diritto di voto. Chi è eletto rappresenta tutti i cittadini.

In Norve­g­ia, per esem­pio, ogni cittadino/a mag­giorenne può votare, ma per essere eleg­gi­bile deve essere res­i­dente da almeno 10 anni. In Italia si può votare a par­tire dai 18 anni per la Cam­era e dai 25 anni per il Sen­a­to, ma per essere elet­ti è richi­es­ta l’età min­i­ma di 25 anni per la Cam­era e di ben 40 anni per il Sen­a­to. (È in dis­cus­sione una rifor­ma che intende equiparare il dirit­to di voto con quel­lo di eleg­gi­bil­ità). In questi casi, gli elet­ti rap­p­re­sen­tano comunque tut­ti i cit­ta­di­ni.

2.     Gli eleggibili sono solo una frazione degli aventi diritto di voto. Chi è eletto rappresenta solo gli eleggibili.

Nel­la Fed­er­azione di Bosnia ed Erze­gov­ina, una delle due entità del Paese bal­cani­co (l’altra è la Repub­bli­ca ser­ba), tut­ti i cit­ta­di­ni mag­gioren­ni pos­sono votare per i can­di­dati alla Pres­i­den­za. Ma sono eleg­gi­bili soltan­to i cit­ta­di­ni che si dichiara­no come bosgnac­chi (conosciu­ti anche come bosniaci musul­mani) oppure come croati. (Nel­la Repub­bli­ca ser­ba si elegge invece il ter­zo mem­bro del­la Pres­i­den­za.)

La log­i­ca di un tale sis­tema però è che ogni elet­to alla Pres­i­den­za rap­p­re­sen­ti soltan­to il pro­prio grup­po etni­co e non tut­ti i cit­ta­di­ni. I rap­p­re­sen­tan­ti del­la comu­nità ebraica e del­la comu­nità rom, così come tan­ti altri cit­ta­di­ni bosniaci che non apparten­gono a nes­suna delle tre etnie uffi­ciali, han­no spes­so protes­ta­to con­tro questo sis­tema che di fat­to nega loro il dirit­to di eleg­gi­bil­ità nel­la mas­si­ma istan­za polit­i­ca del Paese.

3.     Gli aventi diritto di voto sono solo una frazione degli eleggibili. Chi è eletto rappresenta tutti i cittadini.

Ogni cit­tadi­no svizze­ro mag­giorenne è eleg­gi­bile al Con­siglio nazionale, in una delle 26 cir­co­scrizioni elet­torali che cor­rispon­dono ai rispet­tivi can­toni. Ma si può votare soltan­to in una cir­co­scrizione, che coin­cide con il can­tone in cui uno detiene il domi­cilio politi­co oppure, per gli svizzeri all’estero, al can­tone pres­so il quale uno si è reg­is­tra­to per pot­er votare. Per esem­pio, un cit­tadi­no svizze­ro che abi­ta a Berna, e che di con­seguen­za ha il dirit­to di voto soltan­to a Berna, può essere elet­to dai cit­ta­di­ni tici­ne­si su una lista elet­torale pre­sen­ta­ta esclu­si­va­mente in Tici­no.

In altre parole, questo can­dida­to non ha il dirit­to di votare per se stes­so. Il para­dos­so è solo appar­ente, per­ché l’idea è che i dep­u­tati e le dep­u­tate al Con­siglio nazionale, chiam­a­to anche la Cam­era del Popo­lo, deb­bano rap­p­re­sentare il Popo­lo svizze­ro e non i sin­goli can­toni. L’esempio recente è Tim Guldimann, già ambas­ci­a­tore svizze­ro a Berli­no dove è anco­ra uffi­cial­mente domi­cil­ia­to, che nel 2015 è sta­to elet­to sul­la lista social­ista nel Can­tone di Zuri­go. Né pri­ma né dopo l’elezione Guldimann era infat­ti obbli­ga­to a pren­dere domi­cilio a Zuri­go o in qual­si­asi altro can­tone: era suf­fi­ciente che fos­se cit­tadi­no svizze­ro mag­giorenne.

4.     Gli aventi diritto di voto sono solo una frazione degli eleggibili. Chi è eletto rappresenta solo gli eleggibili.

In Dan­i­mar­ca, sec­on­do la cos­ti­tuzione del 1849, il dirit­to di eleg­gi­bil­ità era garan­ti­to ai maschi sopra i 25 anni, men­tre il dirit­to di voto era ris­er­va­to ai maschi sopra i 30 anni. Il moti­vo, sec­on­do il filoso­fo e soci­ol­o­go norveg­ese Jon Elster, è che si ritene­va che solo gli ultra trenten­ni avessero la matu­rità suf­fi­ciente per potere votare con cog­nizione di causa. Allo stes­so tem­po si pen­sa­va che cer­ti gio­vani di 25–30 anni fos­sero già suf­fi­cien­te­mente maturi per pot­er esercitare fun­zioni elet­tive.

Un altro esem­pio riguar­da l’estensione del dirit­to di voto alle donne. In alcu­ni casi le donne han­no infat­ti ottenu­to il dirit­to di eleg­gi­bil­ità pri­ma del dirit­to di voto. In questi casi, non si aspet­ta­va da loro che rap­p­re­sen­tassero gli aven­ti dirit­to di voto che, per l’appunto, era­no esclu­si­va­mente maschi. In Bel­gio, per esem­pio, le donne pos­sono votare nelle elezioni leg­isla­tive a liv­el­lo nazionale sin dal 1949, ma era­no eleg­gi­bili sin dal 1920 (Cam­era) rispet­ti­va­mente dal 1921 (Sen­a­to).

La com­p­lessità aumen­ta se ci poni­amo la doman­da se, e sot­to quali con­dizioni, anche i cit­ta­di­ni stranieri deb­bano avere il dirit­to di voto e/o di eleg­gi­bil­ità. Questo ha a che vedere con la ques­tione di quali deb­bano essere i dirit­ti politi­ci delle per­sone con più di una cit­tad­i­nan­za.

Gli stranieri res­i­den­ti in Svizzera pos­sono votare a liv­el­lo comu­nale in qua­si tut­ti i can­toni fran­co­foni occi­den­tali, ma anche in alcu­ni comu­ni dell’Appenzello ester­no e dei Gri­gioni. In due casi – nel Giu­ra e a Neuchâ­tel – gli stranieri res­i­den­ti pos­sono votare anche a liv­el­lo can­tonale ma non pos­sono essere elet­ti. In altri casi il dirit­to di eleg­gi­bil­ità è lim­i­ta­to solo al leg­isla­ti­vo, come ad esem­pio nei comu­ni del Can­ton Giu­ra. Nel 2014 i cit­ta­di­ni giuras­siani han­no accetta­to di con­cedere agli stranieri res­i­den­ti il dirit­to di eleg­gi­bil­ità anche negli esec­u­tivi comu­nali, ad eccezione del­la car­i­ca di sin­da­co.

Il caso di Ignazio Cas­sis, già illus­tra­to in un prece­dente post sul blog del NCCR «on the move», ha por­ta­to invece alla luce la ques­tione dei dirit­ti politi­ci dei cit­ta­di­ni con più di una nazion­al­ità. Allo sta­dio attuale, ogni cit­tadi­no svizze­ro è con­sid­er­a­to cit­tadi­no a tut­ti gli effet­ti, che abbia solo una, due, tre o cen­to nazion­al­ità. Ma c’è chi ritiene che la cit­tad­i­nan­za svizzera esclu­si­va deb­ba essere la con­dizione per accedere al Con­siglio fed­erale e persi­no al Par­la­men­to fed­erale. Lo chiede per esem­pio il con­sigliere nazionale del­la Lega dei Tici­ne­si, Loren­zo Quadri, in una mozione del 25 set­tem­bre. Altri invece, come il poli­tol­o­go Rain­er Bauböck, sosten­gono che i politi­ci con la cit­tad­i­nan­za mul­ti­pla deb­bano pot­er essere elet­ti nel Paese di res­i­den­za ma che durante il manda­to non deb­bano esercitare i dirit­ti politi­ci nel Paese di orig­ine.

Con­testo
A par­tire dal pri­mo novem­bre 2017, Ignazio Cas­sis è uno dei sette con­siglieri fed­er­ali del­la Svizzera. La sua elezione è stor­i­ca. Cas­sis è il pri­mo mem­bro del Con­siglio Fed­erale a non avere la cit­tad­i­nan­za svizzera dal­la nasci­ta. Avrebbe anche potu­to essere il pri­mo mem­bro del Con­siglio Fed­erale con doppia cit­tad­i­nan­za, se non avesse deciso di rin­un­cia­re alla sua cit­tad­i­nan­za ital­iana pri­ma del­la sua elezione. L’«nccr – on the move» pub­bli­ca una serie di bre­vi blog post per dis­cutere le ques­tioni legali e politiche sul tema del­la doppia cit­tad­i­nan­za per i politi­ci elet­ti.

Indi­cazione: Questo arti­co­lo è usci­to il 9 novem­bre 2017 sul blog del NCCR «on the move» del­la Uni­ver­sità di Neuchâ­tel. 


Ref­eren­ze

  • Jon Elster, Secu­ri­ties Against Mis­rule. Juries, Assem­blies, Elec­tions. Cam­bridge Uni­ver­si­ty Press, 2013. (Cfr. soprat­tut­to il sot­to-capi­to­lo “Vot­ers and Eli­gi­bles”, pp. 238–244).
  • Nenad Sto­janović, “Dis­crim­i­na­tion and pol­i­tics”, in K. Lip­pert-Ras­mussen (ed.), The Rout­ledge Hand­book of the Ethics of Dis­crim­i­na­tion. Rout­ledge, 2018, pp. 348–59.

Pho­to: Flickr.

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