The Best of Both Worlds? Il Consiglio Federale, la Svizzera italiana e la questione femminile

E ci risia­mo: l’Assemblea federa­le è nuo­va­men­te chia­ma­ta a col­ma­re una defe­zio­ne in Con­siglio federa­le. Sarà solo la cen­to­de­ci­ma vol­ta nel­la 170enne sto­ria del­la Svizze­ra moder­na. La scel­ta non sarà faci­le. Il nuo­vo mem­bro di Gover­no non deve solo esse­re solo com­pe­ten­te e del par­ti­to gius­to, ma dovrà anche sod­dis­fa­re diver­se aspet­ta­ti­ve riguar­do alla sua appar­te­n­en­za lin­gu­is­ti­ca, regio­na­le, e al suo gene­re. Ques­te aspet­ta­ti­ve, però, varia­no.

Deut­sche Ver­si­on

Didier Burk­hal­ter ave­va appe­na annun­cia­to le sue dimis­sio­ni, e già ini­zia­va­no a cir­co­la­re tut­ta una serie di riven­di­ca­zio­ni per 117esimo seg­gio nell’Esecutivo federa­le. La Svizze­ra di lin­gua ita­lia­na and­reb­be di nuo­vo rapp­re­sen­ta­ta nell’esecutivo federa­le. Sen­za dub­bio dov­reb­be esse­re qual­cu­no del Par­ti­to Libe­ra­le Radi­ca­le (PLR). Ma anche alla Svizze­ra ori­en­ta­le, a quel­la cen­tra­le e a quel­la del nordovest pia­ce­reb­be pren­de­re pos­to al tavo­lo. E nean­che i roman­di sem­bra­no dis­pos­ti a rin­un­cia­re a quel­lo che giu­di­ca­no esse­re il loro seg­gio libe­ra­le. Inolt­re, non sarebbe giun­ta finalmen­te l’ora di aumen­ta­re il nume­ro di don­ne in Gover­no? Ma pro­ce­dia­mo con ordi­ne.

La composizione del Consiglio Federale

Sono poche le rego­le for­ma­li che l’Assemblea federa­le è tenuta a ris­pet­t­a­re quan­do eleg­ge un nuo­vo mem­bro del Gover­no – e quel­le esis­ten­ti sono abbast­an­za vag­he da con­sen­tir­le un ampio mar­gi­ne di mano­v­ra (Lin­der & Muel­ler 2017:273ss.). Dal 1999 la Cos­ti­tu­zio­ne federa­le indi­ca che, “[l]e diver­se regio­ni e le com­po­nen­ti lin­gu­i­s­ti­che del Pae­se devo­no esse­re equa­men­te rapp­re­sen­ta­te [nel Con­siglio federa­le]” (Art. 175 cpv. 4 Cost.).

In ques­ta sua ver­sio­ne ita­lia­na e in quel­la fran­ce­se l’articolo pren­de una for­mu­la­zio­ne ben più espli­ci­ta e vin­co­l­a­n­te che nel­la vari­an­te tede­s­ca, la qua­le reci­ta: “Dabei ist dar­auf Rück­sicht zu neh­men, dass die Lan­des­ge­gen­den und Sprach­re­gio­nen ange­mes­sen ver­tre­ten sind.” Le prime due si rife­ris­co­no quin­di espli­ci­ta­men­te alle “com­po­nen­ti lin­gu­i­s­ti­che” (ris­pet­tiv­a­men­te alle “com­mu­n­au­tés lin­gu­is­ti­ques” in fran­ce­se), ment­re in quel­la in lin­gua tede­s­ca si par­la solo di “regio­ni lin­gu­i­s­ti­che”. Inolt­re, se la ver­sio­ne ita­lia­na sancis­ce che le com­po­nen­ti lin­gu­i­s­ti­che “devo­no esse­re equa­men­te rapp­re­sen­ta­te” e quel­la fran­ce­se dichia­ra che esse “doiv­ent être équi­ta­ble­ment repré­sen­tées”, il pas­s­ag­gio cor­ris­pon­den­te nel­la ver­sio­ne tede­s­ca indi­ca solo che nell’elezione al Con­siglio federa­le “biso­gna ave­re riguar­do” affin­ché ci sia una rapp­re­sentan­za “ade­gua­ta” (ange­mes­sen) del­le varie regio­ni.

Gli alt­ri cri­te­ri che in pas­sa­to han­no influi­to sul­la nomi­na dei Con­si­glie­ri federa­li – come l’appartenenza reli­gio­sa, di par­ti­to o di gene­re –, non sono inve­ce sta­ti cos­ti­tu­zio­na­liz­za­ti. E anche la clau­so­la vin­co­l­a­n­te che esclu­de­va la pre­sen­za con­tem­pora­nea di più Con­si­glie­ri federa­li del­lo stes­so Can­to­ne è sta­ta aboli­ta nel 1999. Nel frat­tem­po, è già suc­ces­so due vol­te che un Can­to­ne fos­se dop­pia­men­te rapp­re­sen­ta­to (Zuri­go dal 2004 al 2007, Ber­na dal 2010).  

Il turno degli italofoni

Con­si­de­ria­mo dappri­ma solo i Can­to­ni e met­ti­amo in rela­zio­ne la loro quo­ta di Con­si­glie­ri federa­li dal 1848 con la popola­zio­ne svizze­ra che rapp­re­sen­ta­no oggi. L’immagine che ne risul­ta sem­bra abbast­an­za equi­li­bra­ta (Figu­ra 1). I Can­to­ni più sov­ra-rapp­re­sen­ta­ti sono Neu­châ­tel, Vaud e il Tici­no. Non a caso si trat­ta di tre can­to­ni dei qua­li la lin­gua è mino­ri­ta­ria a livel­lo nazio­na­le. Per­ché?

Figura 1: Quota cantonale Consiglieri federali e popolazione, in %

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Fonti: UFS (2017) & Giudici/Stojanovic (2016)

È la rela­zio­ne fra federa­lis­mo e con­cord­an­za che spie­ga l’importanza del­la lin­gua. Nel suo con­tri­bu­to a un nuo­vo volu­me sul federa­lis­mo svizze­ro, Nen­ad Sto­ja­no­vić (2017) ha ana­liz­za­to fino a che pun­to alcu­ni sis­temi poli­ti­ci svizze­ri (la Con­fe­der­a­zio­ne e i quat­tro Can­to­ni uffi­ci­almen­te plu­ri­lin­gui) cor­ris­pon­do­no all’ideale del­la “demo­cra­zia con­so­cia­ti­va” (Ljphart 2004). Uno dei cri­te­ri più import­an­ti per qua­li­fi­ca­re quest’ultima è l’inclusione del­le min­oranze in Gover­no. Sto­ja­no­vić rive­la che, ment­re alcu­ni Can­to­ni han­no prov­ve­du­to ad assi­cur­a­re l’inclusione del­le min­oranze lin­gu­i­s­ti­che negli ese­cu­tivi, a livel­lo federa­le non ci sono prov­ve­di­men­ti di ques­to tipo. Qui il cri­te­rio dell’inclusione vie­ne dun­que solo ris­pet­ta­to in manie­ra infor­ma­le – e le min­oranze sono pre­sen­ti in Gover­no solo a inter­mit­ten­za. Effet­tiv­a­men­te sono già pas­sa­ti 18 anni da quan­do l’ultimo Con­si­glie­re federa­le di lin­gua madre ita­lia­na, Fla­vio Cot­ti, ha lascia­to la cari­ca. E così, vis­to che nono­stan­te le dimis­sio­ni del neo­cas­tel­la­no Burk­hal­ter la Svizze­ra di lin­gua fran­ce­se rimar­reb­be rapp­re­sen­ta­ta da due Con­si­glie­ri federa­li e, dato che (qua­si) nes­su­no met­te in dis­cus­sio­ne il diritto del PLR a ques­to seg­gio, per­si­no il quo­ti­dia­no “Blick” si è dichiara­to ent­u­sias­ta all’idea di un nuo­vo Con­si­glie­re federa­le italo­fo­no – così ent­u­sias­ta da addi­rit­tu­ra tras­fer­i­re la sua reda­zio­ne federa­le una set­ti­ma­na in Tici­no.

O toccherà aspettare un altro turno?

Olt­re alla Svizze­ra roman­da, alt­ri due mas­si roc­cio­si alpi­ni posso­no anco­ra frap­por­si all’ottavo seg­gio tici­ne­se in Con­siglio federa­le: la Svizze­ra ori­en­ta­le e la ques­tio­ne del gene­re. In segui­to alla rin­un­cia del­la gri­gio­ne­se Eve­li­ne Wid­mer-Schlumpf a rip­re­sen­tar­si nel 2015, l’est del­la Svizze­ra si sen­te piut­tos­to igno­ra­to nel con­tes­to federa­le. La Con­fe­ren­za inter­go­ver­na­ti­va del­la Svizze­ra ori­en­ta­le ha già pubbli­ca­to due dichiara­zio­ni per “sot­to­li­nea­re il diritto a un seg­gio del­la Svizze­ra ori­en­ta­le in Con­siglio federa­le”. È vero, il PLR Svizze­ro ha dichiara­to di esse­re alla ricer­ca di una can­di­da­tu­ra dal­la “Svizze­ra lati­na”, ma anche i “roman­cio­fo­ni” fan­no par­te Svizze­ra lati­na. Quin­di, l’elezione di una o di un rapp­re­sen­tan­te gri­gio­ne­se, per­met­ter­eb­be pure alla Svizze­ra ori­en­ta­le di rien­tra­re in Gover­no.

Infi­ne, anche alla riven­di­ca­zio­ne femmi­ni­le non man­ca legit­ti­mi­tà. Non esis­to­no nor­me cos­ti­tu­zio­na­li riguar­d­an­ti la rapp­re­sen­ta­zio­ne dei gene­ri negli orga­ni federa­li – una pro­pos­ta in tal sen­so dell’allora Con­si­glie­ra agli Sta­ti Chris­tia­ne Brun­ner (PS/Ginevra) è sta­ta net­ta­men­te rifi­uta­ta dal par­la­men­to nel 1998. Nono­stan­te ciò, l’articolo cos­ti­tu­zio­na­le sull’uguaglianza fra i gene­ri (art. 8 cpv. 3 Cost.) vale anche per l’ambito del­la poli­ti­ca. A diret­to con­fron­to, la riven­di­ca­zio­ne femmi­ni­le sem­bra ben più for­te di quel­le con­si­de­ra­te in pre­ce­den­za, del Tici­no e del­la Svizze­ra ori­en­ta­le (Figu­ra 2). Inolt­re, stu­di sci­en­ti­fi­ci indi­ca­no come la qua­li­tà del dibat­ti­to poli­ti­co, e di con­se­guen­za anche del­le decisio­ni pre­se, miglio­ri se ven­go­no inclu­si diver­si pun­ti di vis­ta nel­le dis­cus­sio­ni (cf. Mans­bridge 1999). Ques­to argo­men­to, rife­ri­to al caso spe­ci­fi­co del gene­re, è sta­to recen­te­men­te por­ta­to avan­ti pro­prio dall’attuale can­cel­lie­re federa­le in un’intervista appar­sa sul quo­ti­dia­no Neue Zür­cher Zei­tung.

Figura 2: Paragone popolazione e quota di Consiglieri federali, sette grandi regioni e donne

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Fonti: UFS (2017) & Giudici/Stojanović (2016)
È richiesta un po’ di creatività!

Non sarebbe però nean­che trop­po dif­fi­ci­le pren­de­re due pic­cio­ni con una fava riu­nen­do due del­le tre riven­di­ca­zio­ni men­zio­na­te. Per far ciò, il 20 set­tembre, l’Assemblea federa­le ple­na­ria dov­reb­be eleg­ge­re una Tici­ne­se. La com­bi­na­zio­ne avreb­be un che di stra­or­di­na­rio; i set­te Con­si­glie­ri federa­li che han­no rapp­re­sen­ta­to il Tici­no fino­ra era­no tut­ti uomi­ni. E anche se il PLR fu il pri­mo par­ti­to a port­a­re in Gover­no una don­na (Eli­sa­beth Kopp, 1984–89), sono ormai 28 anni che ques­to par­ti­to è rapp­re­sen­ta­to esclu­siv­a­men­te da figu­re maschi­li. Tra l’altro, fino­ra il Gri­gio­ni ita­lia­no non ha mai avu­to un rapp­re­sen­tan­te in Con­siglio federa­le – e per­lo­me­no una rapp­re­sen­tan­te. Se si riuscis­se quin­di a tro­va­re una don­na ori­gi­na­ria del­le Val­li Mesol­ci­na, Pos­chia­vo, Bre­gaglia o Calan­ca, si accon­ten­ter­eb­be non solo chi par­la Ita­lia­no in Svizze­ra e chi è don­na, ma anche la Svizze­ra Ori­en­ta­le, port­an­do un tripli­ce sol­lie­vo alla con­cord­an­za federa­le.


Rife­ri­men­ti

  • Giu­di­ci, Anja e Nen­ad Sto­ja­no­vić (2016). Die Zusam­men­set­zung des Schwei­ze­ri­schen Bun­des­ra­tes nach Par­tei, Regi­on, Spra­che und Reli­gi­on, 1848–2015. Swiss Poli­ti­cal Sci­ence Review 22(2): 288–307.
  • Lij­phart, Arend (2004). Con­sti­tu­tio­nal design for divi­ded socie­ties. Jour­nal of Demo­cra­cy 15(2): 96–109.
  • Lin­der, Wolf e Sean Muel­ler (2017). Schwei­ze­ri­sche Demo­kra­tie: Insti­tu­tio­nen, Pro­zes­se und Per­spek­ti­ven. 4., voll­stän­dig über­ar­bei­te­tet und aktua­li­sier­te Auf­la­ge, Bern: Haupt Ver­lag.
  • Mans­bridge, Jane (1999). Should blacks rep­re­sent blacks and women rep­re­sent women? A con­tin­gent “yes”. Jour­nal of Poli­tics 61(3): 628–57.
  • Sto­ja­no­vić, Nen­ad (2017). La Svizze­ra, una con­so­cia­zio­ne lin­gu­is­ti­ca? Le min­oranze lin­gu­i­s­ti­che a livel­lo federa­le e nei Can­to­ni plu­ri­lin­gui. In: Sean Muel­ler e Anja Giu­di­ci (a cura i). Il federa­lis­mo svizze­ro – Atto­ri, strut­tu­re, pro­ces­si. Locar­no: Arman­do Dadò, 125–58.

Foto: Wiki­me­dia Com­mons.

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