Le attitudini dei cittadini mostrano che esperti indipendenti hanno ancora un ruolo da giocare nelle democrazie europee

Benché svilup­pi recen­ti sul­la sce­na polit­i­ca indichi­no che il ruo­lo di esper­ti non elet­ti è sem­pre più per­cepi­to in maniera neg­a­ti­va nelle democra­zie europee, Eri Bert­sou e Giu­lia Pas­torel­la sosten­gono che atti­tu­di­ni pos­i­tive ver­so i tec­nocrati riman­gono prevalen­ti in molte democra­zie cosid­dette ‘avan­zate’. Le autri­ci spie­gano che i due fat­tori deter­mi­nan­ti delle atti­tu­di­ni dei cit­ta­di­ni ver­so questi esper­ti sono la man­can­za di fidu­cia nelle isti­tuzioni politiche e la con­vinzione, o meno, che la democrazia sia un sis­tema di gov­er­no sod­dis­facente. Il testo si con­cen­tra quin­di a spie­gare la rin­no­va­ta attrat­ti­va del­la ‘polit­i­ca non-polit­i­ca’ che si è riscon­tra­to da dieci anni a ques­ta parte.

L’annuncio dell’Oxford Dic­tio­nary che la ‘post-ver­ità’ è la paro­la dell’anno nel 2016 è solo l’ultima, ulte­ri­ore pro­va che qual­cosa di fon­da­men­tale sta cam­bian­do nelle democra­zie europee. È il riconosci­men­to abiti­amo un mon­do in cui la polit­i­ca fa leva su emozioni e in cui si dibat­tono pregiudizi invece che fat­ti e dati. La dichiarazione di Michael Gove pochi giorni pri­ma del voto nel ref­er­en­dum sul­la Brex­it è un otti­mo esem­pio: rifer­en­dosi al Reg­no Uni­to ha dichiara­to che ‘questo paese ne ha avu­to abbas­tan­za degli esper­ti’. Di pri­mo acchi­to, pare che espe­rien­za, exper­tise e cre­den­ziali indipen­den­ti siano spes­so ritenute dai cit­ta­di­ni qual­ità irril­e­van­ti, e che non con­ti­no più nei dibat­ti­ti politi­ci.

Nonos­tante questo trend, noi rite­ni­amo che le atti­tu­di­ni dei cit­ta­di­ni ver­so gli esper­ti non pos­sano essere ridotte o rias­sunte cosi sem­plice­mente. C’è al con­trario bisog­no di capire per quale moti­vo alcu­ni cit­ta­di­ni tro­vi­no gli esper­ti un’opzione migliore dei rap­p­re­sen­tan­ti popo­lari demo­c­ra­ti­ca­mente elet­ti. Ottenere chiarez­za su questo aspet­to aiu­ta a far luce su alcu­ni degli svilup­pi politi­ci più recen­ti, inclu­so il cres­cente sup­por­to per movi­men­ti pop­ulisti.

Par­ti­amo da un’osservazione aned­dot­i­ca. Solo qualche anno fa, diver­si sta­ti europei han­no scel­to dei tec­nocrati per guidare min­is­teri e gov­erni interi, nel ten­ta­ti­vo di arginare crisi nazion­ali e inter­nazion­ali (Mon­ti e Papademos in Italia e Gre­cia, Fis­ch­er e Baj­nai in Repub­bli­ca Ceca e Unghe­ria, Cio­los in Roma­nia ecc.). In cer­ti casi, queste scelte sono state accolte favorevol­mente dai cit­ta­di­ni, in altri han­no sus­ci­ta­to vio­lente reazioni e critiche, e in altri anco­ra i tec­nocrati pri­ma sono sta­ti accettati e poi riget­tati. Soste­ni­amo che la prospet­ti­va dei cit­ta­di­ni a propos­i­to di questi tec­nocrati e del­la classe diri­gente oltre che dei sem­pre più influ­en­ti pop­ulisti mer­i­ti una mag­giore atten­zione, poiché cias­cu­na è una fac­cia diver­sa del­la stes­sa uni­ca sfi­da che la democrazia tradizionale si tro­va ad affrontare.

Quali sono le origini delle diverse attitudini dei cittadini verso la tecnocrazia, e di quali elementi si compongono questi atteggiamenti?

In uno stu­dio recente abbi­amo con­sid­er­a­to la doman­da di cui sopra esplo­ran­do gli atteggia­men­ti pos­i­tivi e neg­a­tivi dei cit­ta­di­ni ver­so la tec­nocrazia per capire che cosa pos­sa por­tar­li a preferire che esper­ti non elet­ti pren­dano deci­sioni politiche invece dei rap­p­re­sen­tan­ti politi­ci tradizion­ali. Ci ha spin­to a ques­ta ricer­ca da una parte la con­statazione che le soluzioni tec­no­cratiche descritte qualche riga sopra han­no sus­ci­ta­to reazioni molto diverse sec­on­do il paese. Dall’altra che man­ca ricer­ca su come pop­ulis­mo, tec­nocrazia e democrazia si arti­col­i­no a liv­el­lo del sin­go­lo cit­tadi­no, invece che come con­cetti astrat­ti o a liv­el­lo nazionale.

Lo Euro­pean Val­ues Sur­vey (EVS) e il World Val­ues Sur­vey (WVS) sono due sondag­gi uno a liv­el­lo Europeo e l’altro inter­nazionale, che abbi­amo uti­liz­za­to per la nos­tra ricer­ca. Con­tenevano una doman­da per i parte­ci­pan­ti che era for­mu­la­ta come segue: “Le descri­vo ora vari modi di gov­ernare. Per cias­cuno di essi mi dica quan­to lo ritiene buono o cat­ti­vo per gov­ernare il suo paese: Non avere un gov­er­no che prende le deci­sioni, ma degli esper­ti, che deci­dono sec­on­do ciò che essi riten­gono sia meglio per il paese”. Le risposte a ques­ta doman­da nel 2008 – ovvero pri­ma che i gov­erni tec­ni­ci già men­zionati venis­sero nom­i­nati — mostra­no già ampie vari­azioni tra i cit­ta­di­ni dei diver­si mem­bri dell’Unione Euro­pea. Come mostra la map­pa qui di segui­to, gli sta­ti dell’Europa cen­trale e dell’est han­no gen­eral­mente un liv­el­lo di sup­por­to alto per il gov­er­no degli esper­ti, men­tre il liv­el­lo di sup­por­to più bas­so si tro­va in Gre­cia, Cipro, Olan­da e Svezia.

Strana­mente, dati dal­la più recente onda­ta di WVS (purtrop­po disponi­bili solo per alcu­ni pae­si) non mostra­no gran­di dif­feren­ze rispet­to al 2008. Al mas­si­mo le ten­den­ze pos­i­tive ver­so la tec­nocrazia ven­gono raf­forzate, sia in pae­si che parti­vano da liv­el­li alti che da quel­li che ave­vano dimostra­to meno sup­por­to. Per esem­pio, le popo­lazioni di Polo­nia e Roma­nia mostra­no nel 2015 anco­ra più sup­por­to per la soluzione tec­no­crat­i­ca, con 83 e 84% rispet­ti­va­mente del­la popo­lazione che si tro­va favorev­ole o molto favorev­ole agli esper­ti. A Cipro, in cui appe­na 30% del­la popo­lazione nel 2008 si era dichiara­ta favorev­ole alla tec­nocrazia, nel 2015 rag­giunge il 54%.  E anche andan­do a guardare i dati per gli Sta­ti Uni­ti si nota che più del­la metà degli inter­vis­ta­ti amer­i­cani con­sid­era essere gov­er­nati da esper­ti una soluzione buona o molto buona per pren­dere le deci­sioni migliori per il paese.

Come si pos­sono allo­ra inter­pretare questi dati assai dis­parati, in cui le dif­feren­ze abbon­dano? Esplo­ran­do più nel det­taglio gli atteggia­men­ti del sin­go­lo cit­tadi­no e come arrivi a for­mu­la­re pref­eren­ze e cre­den­ze sui mer­i­ti di un sis­tema deci­sion­ale piut­tosto che di un altro. Ovvi­a­mente è pos­si­bile che col­oro che han­no rispos­to ai sondag­gi avessero in mente diverse con­fig­u­razioni quan­do gli è sta­ta pos­ta la doman­da sug­li esper­ti che pren­dono deci­sioni. Alcu­ni pos­sono aver pen­sato ai gov­erni tec­ni­ci e alle nomine di tec­ni­ci a posti di rilie­vo nei min­is­teri nazion­ali. Altri pos­sono aver fat­to rifer­i­men­to ai buro­crati imp­ie­gati dall’Unione Euro­pea – i cosid­det­ti Euro­crati —  o a quel­li delle banche cen­trali, spes­so accusati di gestire il paese da Brux­elles e Fran­co­forte. Men­tre altri anco­ra pos­sono aver riconosci­u­to nel­la descrizione le ammin­is­trazioni pub­bliche nazion­ali. Nonos­tante queste poten­ziali diver­gen­ze, siamo con­vinte che ci sia qual­cosa che acco­mu­na tutte queste inter­pre­tazioni del que­si­to del sondag­gio EVS: un rifer­i­men­to ad un potere politi­co che non deri­va da elezioni o da pro­ces­si di com­pe­tizione par­tit­i­ca, ma da exper­tise tec­ni­ca.

Iden­ti­fichi­amo dunque due aspet­ti che pos­sono essere asso­ciati ad atteggia­men­ti pos­i­tivi ver­so la tec­nocrazia che rite­ni­amo fon­da­men­tali. Il pri­mo si con­cen­tra su come il cit­tadi­no inter­vis­ta­to per­cepis­ca e si relazioni al proces­so politi­co delle elezioni, delle selezioni all’interno dei par­ti­ti e delle car­riere politiche in gen­erale. Il sec­on­do invece non si riferisce alla polit­i­ca, ben­sì a quale opin­ione abbia il cit­tadi­no dell’expertise in un deter­mi­na­to cam­po. Nel pri­mo caso, ci aspet­ti­amo che la tec­nocrazia si scon­tri con questo modo di inter­pretare la democrazia come polit­i­ca e par­tit­i­ca, basa­ta su un sis­tema di rap­p­re­sen­tazione e di respon­s­abil­ità. Men­tre nel sec­on­do caso, la tec­nocrazia dovrebbe essere vista come elit­ista e quin­di in dis­ac­cor­do con il prin­ci­pio di uguaglian­za che sog­giace alle democra­zie mod­erne.

In effet­ti, il dis­cor­so pop­ulista di oggi attac­ca pro­prio le élites e gli esper­ti, in quan­to rap­p­re­sen­tan­ti del prob­le­ma che, sec­on­do i pop­ulisti, affligge le democra­zie mod­erne: l’elitismo. Benché chi o cosa siano le élites non sia mai esplici­ta­mente defini­to, si allude spes­so ai rap­p­re­sen­tan­ti del set­tore pri­va­to, all’establishment politi­co e agli esper­ti indipen­den­ti. Tutte e tre queste cat­e­gorie ven­gono con­trastate con il ‘buon’ cit­tadi­no.

Nonos­tante ques­ta prospet­ti­va, il pop­ulis­mo e l’elitismo tec­no­crati­co han­no più in comune di quan­to si pos­sa pen­sare. Una somiglian­za deri­va dall’enfasi che entrambe pon­gono su una lead­er­ship caris­mat­i­ca e forte, e una visione non-plu­ral­ista del­la polit­i­ca che divide il mon­do in ‘bene/male’ e ‘giusto/sbagliato’. Inoltre, pop­ulis­mo ed elit­ismo tec­no­crati­co con­ver­gono sull’antagonismo all’establishment politi­co cor­rente, che si basa sul­la strut­tura del par­ti­to come unità fon­da­men­tale. In effet­ti, molti stu­di sul pop­ulis­mo a liv­el­lo dei cit­ta­di­ni han­no ril­e­va­to una relazione pos­i­ti­va, tra sup­por­to per l’elitismo e per il pop­ulis­mo, là dove ci si sarebbe aspet­tati una relazione neg­a­ti­va. In altre parole, cit­ta­di­ni che sono attrat­ti dalle riven­di­cazioni pop­uliste sono anche pos­i­ti­va­mente propen­si ver­so gli esper­ti indipen­den­ti, pre­cisa­mente per­ché in entram­bi i casi si pre­sen­tano come alter­na­tive all’establishment.

Questo por­ta a una mal com­pren­sione del fenom­e­no degli atteggia­men­ti dei cit­ta­di­ni ver­so i tec­nocrati. Spes­so il dibat­ti­to popo­lare riu­nisce in una sola cat­e­go­ria gli esper­ti indipen­den­ti e l’establishment, men­tre quan­to espos­to sopra dimostra chiara­mente che i tec­nocrati sono un alter­na­ti­va a quell’establishment con cui sono con­fusi. Quin­di, nel­la nos­tra anal­isi, cer­chi­amo pro­prio di cat­turare questo atteggia­men­to ver­so esper­ti che non sono sta­ti elet­ti e che quin­di con dif­fi­coltà pos­sono essere asso­ciati dai cit­ta­di­ni ai par­ti­ti politi­ci pre-esisten­ti o all’establishment in gen­erale. Al con­trario, soste­ni­amo che nel­la mente dei cit­ta­di­ni questi esper­ti siano con­trap­posti all’élite polit­i­ca, ai par­ti­ti, ai par­la­men­ti e al ‘soli­to tran-tran politi­co’. Questo è soprat­tut­to vali­do se il cit­tadi­no si sente inca­pace di influen­zare attra­ver­so il sis­tema elet­torale o politi­co la lead­er­ship del suo paese.

Sot­to questo pro­fi­lo, il dis­cor­so pop­ulista dell’allora can­dida­to a pres­i­dente degli Sta­ti Uni­ti Don­ald Trump, e il suo appeal in quan­to out­sider, era raf­forza­to da quel­lo che i suoi sosten­i­tori per­cepi­vano come una ‘exper­tise’ dovu­ta al suo pas­sato di busi­ness man, di uno che fa girare gli affari. Hillary Clin­ton, la sua avver­saria invece, benché una tra le più qual­ifi­cate can­di­date alla pres­i­den­za nel­la sto­ria amer­i­cana, era diven­ta­ta sinon­i­mo con l’odiato estab­lish­ment.

L’influenza delle opinioni sulla democrazia, della fiducia nella politica e della storia nazionale sulle attitudini dei cittadini verso la tecnocrazia

Per com­pren­dere a fon­do che cosa pos­sa portare un cit­tadi­no a sostenere che un gov­er­no di esper­ti sia una cosa buona per il pro­prio paese, abbi­amo svilup­pa­to una serie di ipote­si basate su quan­to det­to sopra, e tes­tate usan­do i dati del sondag­gio EVS del 2008. L’analisi dimostra che le opin­ioni pos­i­tive dei cit­ta­di­ni sul­la democrazia come modo di gov­er­no sono inver­sa­mente pro­porzion­ali al sup­por­to per la tec­nocrazia, come anche i liv­el­li di fidu­cia nel gov­er­no nazionale, nel par­la­men­to e nei par­ti­ti politi­ci. Ovvero, un cit­tadi­no che ritiene che la democrazia sia un buon sis­tema di gov­er­no, e che ha fidu­cia nelle isti­tuzioni sarà meno por­ta­to ad avere un atteggia­men­to pos­i­ti­vo ver­so gli esper­ti al gov­er­no.

In quan­to alle vari­abili riguardan­ti la situ­azione del paese, e alla loro cor­re­lazione con le atti­tu­di­ni indi­vid­u­ali dei cit­ta­di­ni, rile­vi­amo che lo svilup­po eco­nom­i­co del paese, i liv­el­li di cor­ruzione e le espe­rien­ze storiche di con­fig­u­razioni politiche par­ti­co­lari han­no un effet­to. Nel­lo speci­fi­co, se un paese ha un liv­el­lo di benessere eco­nom­i­co ele­va­to e poca cor­ruzione, i suoi cit­ta­di­ni han­no meno la ten­den­za a guardare agli esper­ti per guidare il paese. Inoltre, in un paese che ha avu­to espe­rien­za di regime di par­ti­to autori­tario come il comu­nis­mo, la popo­lazione avrà atteggia­men­ti pos­i­tivi ver­so la tec­nocrazia. Questo è dovu­to non tan­to alla nos­tal­gia del­la buro­crazia par­tit­i­ca, quan­to all’incapacità dei pae­si di creare sis­te­mi di par­ti­ti politi­ci sta­bili e cred­i­bili dopo la cadu­ta del regime autori­tario.

In con­clu­sione, la tec­nocrazia nel­la mente dei cit­ta­di­ni è val­u­ta­ta prin­ci­pal­mente con rifer­i­men­to al sis­tema politi­co attuale di democrazia rap­p­re­sen­ta­ti­va e all’esperienza indi­vid­uale del­lo stes­so. Un atteggia­men­to pos­i­ti­vo ver­so esper­ti non elet­ti è quin­di moti­va­to dal­la percezione che la democrazia di par­ti­to ha fal­li­to nel­la sua mis­sione. Benché al momen­to non sia com­ple­ta­mente chiaro quali aspet­ti di questo ‘fal­li­men­to’ siano deter­mi­nan­ti nel portare il cit­tadi­no a sostenere un modo di gov­er­no tec­ni­co (ques­tioni di per­for­mance? Di politiche diver­gen­ti? ), pen­si­amo che i tec­nocrati siano per­cepi­ti come soluzioni a questi prob­le­mi in quan­to out­siders. Ci teni­amo a porre l’accento in par­ti­co­lare sul ruo­lo impor­tan­tis­si­mo del­la fidu­cia nelle isti­tuzioni politiche. Se un cit­tadi­no ha poca fidu­cia in questi bas­tioni del­la vita demo­c­ra­t­i­ca, avrà più ten­den­za a voltare le spalle alla democrazia rap­p­re­sen­ta­ti­va. Ovvi­a­mente, una vol­ta voltate le spalle, il cit­tadi­no può anche scegliere altre opzioni, con quel­la pop­ulista in prim­is. I par­ti­ti estrem­isti e i lead­ers pop­ulisti han­no cap­i­tal­iz­za­to molto effi­cace­mente su questo sen­ti­men­to d’insoddisfazione dei cit­ta­di­ni europei.

Che ruo­lo avran­no gli esper­ti nel mon­do del­la ‘post-ver­ità’ rimane da vedere. Il suc­ces­so o meno dei tec­ni­ci nelle con­tin­ue crisi eco­nomiche e sociali che stan­no dila­nian­do i pae­si europei, sarà deter­mi­nante nell’aumentare o diminuire il sup­por­to dei cit­ta­di­ni per la tec­nocrazia. Per­sonal­mente, rite­ni­amo che incor­po­rare l’expertise e i tec­ni­ci in una ges­tione plu­ral­ista del sis­tema di gov­er­no potrebbe cos­ti­tuire un modo di far fronte alle divi­sioni sociali e alla sfi­da dell’ondata pop­ulista che sta met­ten­do a dura pro­va le democra­zie europee. Ci ren­di­amo con­to, tut­tavia, che al momen­to una soluzione di questo genere res­ta elu­si­va.


Rifer­i­men­to: Bert­sou, Eri and Guil­ia Pas­torel­la (2016). Tech­no­crat­ic atti­tudes: a cit­i­zens’ per­spec­tive of expert deci­sion-mak­ing. West Euro­pean Pol­i­tics.

Visu­al­iz­zazioni: Sal­im Brügge­mann

Illus­trazione di cop­er­ti­na: Ger­ard Van der Leun (CC-BY-NC-ND)

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