Durante la pandemia le organizzazioni non governative hanno aiutato 1,7 milioni di persone

Alcuni posti di lavoro sono andati persi e a volte i luoghi di ritrovo hanno dovuto chiudere: la pandemia ha messo molte persone in difficoltà economica o emotiva. Oltre al sostegno statale, anche l’aiuto della società civile è stato importante per alleviare tali difficoltà. Per questo motivo le organizzazioni non governative dovrebbero essere maggiormente coinvolte nella prevenzione e nella gestione delle crisi.

«La pandemia di Covid-19 non è stata solo una crisi sanitaria, ma anche la più grande crisi economica della storia recente», afferma Oliver Hümbelin, professore specializzato in «Povertà e tutela del minimo vitale» presso la Scuola universitaria professionale di Berna. È uno dei numerosi ricercatori che, nell’ambito del PNR 80, hanno studiato le ripercussioni sociali della pandemia: la povertà e la disuguaglianza sociale in Svizzera si sono aggravate? Quale ruolo hanno svolto lo Stato e la società civile nella gestione della crisi? In questo articolo del blog, tre ricercatori presentano, a titolo esemplificativo, una panoramica delle risposte emerse dai loro studi.

I progetti PNR 80 come «Povertà e sicurezza sociale» e «In prima linea nelle crisi umanitarie» hanno dimostrato che la pandemia ha comportato notevoli perdite di reddito per una parte della popolazione. Particolarmente colpite sono state le persone con un reddito basso e in condizioni lavorative e di vita precarie: in misura superiore alla media, ad esempio, migranti, donne e giovani lavoratori e lavoratrici.

Prevenire la disoccupazione

Lo Stato ha cercato di attenuarne le conseguenze. In particolare l’indennità per lavoro ridotto ha contribuito a evitare che il Covid-19 si trasformasse in una crisi occupazionale. Durante la pandemia, in caso di lavoro ridotto, per i redditi più bassi l’indennità ha coperto non solo l’80, ma il 100 percento del salario. Inoltre, è stato prorogato il termine per la riscossione delle indennità di disoccupazione. Anche l’indennità per la perdita di guadagno delle lavoratrici e dei lavoratori indipendenti e i crediti Covid-19 per le imprese hanno contribuito a preservare i posti di lavoro e a compensare il calo dei redditi.

I sistemi di sicurezza sociale sono stati efficaci, come dimostra la ricerca del PNR 80: sebbene nel primo anno di pandemia, il più difficile dal punto di vista economico, il tasso di disoccupazione sia aumentato fino a raggiungere una media del 3,1 percento (2019: 2,3 percento), è rimasto comunque relativamente basso. Al contempo, nell’aprile 2020 circa 1,3 milioni di occupati erano tutelati dal lavoro ridotto. Questo ha fatto sì che né il tasso di ricorso all’aiuto sociale né quello di povertà aumentassero. Questo successo presenta tuttavia due limiti importanti: in primo luogo, non tutte le persone avevano accesso ai sistemi di sicurezza statali. In secondo luogo, a causa degli iter politici, le misure di sostegno non sono entrate in vigore immediatamente.

Per questo, nella prima fase della pandemia e, più in generale, per le persone che non potevano beneficiare del sostegno statale, o potevano beneficiare solo in misura limitata, l’aiuto delle iniziative della società civile è stato fondamentale. Centinaia di organizzazioni come la Caritas, la Croce Rossa e l’Esercito della Salvezza hanno rappresentato un importante punto di riferimento per molte persone: secondo le stime, durante la pandemia, hanno aiutato circa 1,7 milioni di persone in Svizzera. Hanno offerto consulenza, sostegno finanziario e altri aiuti materiali e hanno cercato, nonostante le misure contro la pandemia, di essere vicine alle persone colpite, anche in caso di solitudine e disagio psicologico. 

Condizioni precarie

«Queste organizzazioni spesso sono le prime a capire quali persone rimangono escluse dalle strutture di sostegno e dove si aprono nuove lacune nell’assistenza», afferma Matthias Drilling, professore presso il Dipartimento di lavoro sociale della Scuola universitaria professionale diZurigo.

Ad esempio, in un’intervista rilasciata nell’ambito di un progetto del PNR 80, una figura professionale di un’organizzazione sociale ha affermato: «Nessuno immaginava quante persone vivessero già prima della crisi in condizioni di estrema precarietà». Già prima della pandemia il mancato ricorso alle prestazioni sociali – e la povertà sommersa che ne deriva – erano elevati. Con la revisione della legge sugli stranieri e la loro integrazione, nel 2019 la situazione si era ulteriormente aggravata: «Da allora le persone senza passaporto svizzero ricorrono più raramente alle prestazioni sociali, anche se ne hanno diritto», afferma Rulla Sutter, assistente scientifica nel team di Hümbelin.

Durante la pandemia, quindi, l’impegno delle organizzazioni sociali è stato molto importante soprattutto per queste fasce di popolazione particolarmente vulnerabili. Hanno potuto ampliare il loro sostegno perché la pandemia ha rafforzato la solidarietà nella società. Per alleviare le conseguenze della pandemia, la Catena della Solidarietà ha ricevuto circa 43 milioni di franchi in donazioni e ha potuto così sostenere le organizzazioni non governative (ONG). Al contempo è aumentato anche il volontariato, ad esempio sotto forma di aiuto di vicinato. Drilling riassume con l’espressione «frontline work» queste iniziative non statali, che possono assumere la forma di organizzazioni, ma anche di reti informali.

«Queste iniziative hanno molteplici funzioni», afferma Sutter: «Non solo forniscono un sostegno concreto, ma aiutano anche a far valere i diritti sociali nei rapporti con le autorità. Hanno inoltre un’importante funzione di “advocacy” per la democrazia: rendono visibili i problemi sociali e li portano all’attenzione della politica sociale».

La pandemia ha però comportato un notevole carico di lavoro aggiuntivo per le iniziative della società civile, tanto più che il personale a volte era assente per malattia o quarantena. Molte organizzazioni hanno riferito casi di esaurimento emotivo e sovraccarico.

Il rischio di nuove emarginazioni

Al contempo, le iniziative sociali hanno dovuto fare attenzione a non aggravare ulteriormente le situazioni di vulnerabilità durante la pandemia. A causa dei rischi sanitari, alcuni servizi sono stati digitalizzati, facilitando l’accesso ad alcune persone in cerca di aiuto, ma rendendolo più difficile ad altre.  

Le ONG si muovono sempre tra esigenze contrapposte. Diversi gruppi di ricerca del PNR 80 hanno individuato insieme i paradossi che ne derivano: «Le organizzazioni hanno sempre risorse limitate e devono quindi stabilire delle priorità per gli aiuti, con il rischio di non riuscire a rispondere adeguatamente ai bisogni di alcune persone in difficoltà. Inoltre, le organizzazioni sono talvolta tenute a rendicontazioni burocratiche e devono quindi raccogliere dati sulle persone, il che può compromettere il rapporto di fiducia», afferma Sutter. Una singola organizzazione non può risolvere queste contraddizioni. È quindi importante che vi sia una pluralità di attori: «Possono integrarsi a vicenda. E le persone interessate hanno la possibilità di scegliere dove si sentono in buone mani».

Il rischio appena sopra la soglia di povertà

Grazie al sostegno mirato volto a mantenere il più possibile i lavoratori nel mercato del lavoro, la Svizzera ha affrontato bene la pandemia. «È su questo obiettivo che dovrebbe basarsi anche la pianificazione delle misure nelle crisi future», afferma Hümbelin. Al contempo sottolinea che in futuro si dovrebbe prestare maggiore attenzione alle situazioni di vulnerabilità delle persone che si trovano appena sopra la soglia di povertà e di quelle con accesso limitato agli aiuti statali: «Se si considerano solo i redditi e i dati dell’aiuto sociale, si trascurano le forme nascoste di fragilità economica».

Per evitarlo, i ricercatori del PNR 80 concordano sul fatto che si dovrebbero sfruttare maggiormente i dati e le esperienze delle organizzazioni sociali. I dati di fatturato relativi ai Mercati Caritas e i dati relativi alle consulenze individuali si prestano a fungere da sistema di allerta precoce e da strumento di monitoraggio nelle crisi. I lavori preliminari per l’elaborazione di tali dati sono già stati effettuati nell’ambito di un progetto del PNR 80

Un’ulteriore raccomandazione del team di ricerca: coinvolgere maggiormente i servizi sociali, le ONG e le scienze sociali nella pianificazione e nella gestione delle crisi. «Durante la pandemia si è visto che la gestione delle crisi ha funzionato meglio laddove le autorità e le organizzazioni della società civile hanno collaborato strettamente», afferma Drilling.

Servono lo Stato e la società civile

Il team di ricerca è concorde anche su un altro punto: sia prima che durante una crisi servono tanto lo Stato quanto la società civile. «Il sostegno principale dovrebbe arrivare dalle normali assicurazioni sociali», dice Hümbelin. Queste dovrebbero però essere rese più inclusive, in modo che sia possibile, in particolare, chiedere aiuto senza temere conseguenze per il proprio permesso di soggiorno.

Inoltre, le iniziative della società civile saranno importanti anche nelle crisi future per sostenere le persone che non vengono intercettate dalla rete di protezione sociale statale. «Non è l’aiuto sociale a costituire l’ultima rete di sicurezza, ma la società civile. Le sue iniziative sono estremamente importanti per la qualità della vita di molte persone», afferma Drilling. Lo si è visto anche dopo la pandemia, quando l’inflazione elevata ha continuato a esporre molte persone al rischio di cadere in povertà.

Al contempo non va dimenticato un aspetto: «A causa delle risorse limitate, le ONG possono offrire un sostegno solo temporaneo e mai così completo come, ad esempio, quello dell’aiuto sociale», afferma Sutter. Inoltre, nel quotidiano queste organizzazioni competono per i finanziamenti, il che rende più difficile la collaborazione. Sono quindi necessarie nuove forme di cooperazione. «E lo Stato deve contribuire affinché il “frontline work” disponga di risorse finanziarie sufficienti per il suo importante compito e non dipenda solo dalle donazioni», afferma Drilling.


Riferimenti:

Foto: Getty Images

image_pdfimage_print
CategoriePolitica svizzera, SerieTemi
, , ,