Gli strumenti di IA nell’amministrazione federale: una minaccia per il plurilinguismo?
Zentrum für Demokratie Aarau
19th June 2026

Gli strumenti di intelligenza artificiale (IA) abbattono le barriere linguistiche, ma sollevano anche nuove questioni per l’Amministrazione federale plurilingue. L’uso di questi strumenti potrebbe infatti uniformare le particolarità culturali e indebolire la comprensione reciproca tra le comunità linguistiche. Lo rivela uno studio pilota del Centro studi sulla democrazia di Aarau (ZDA) che mette in evidenza non solo le sfide ma anche i vantaggi legati all’IA e formula raccomandazioni concrete.
La diversità linguistica è parte integrante dell’identità nazionale della Svizzera e il plurilinguismo è un pilastro della sua coesione. L’Amministrazione federale vi svolge un ruolo centrale, comunicando in tedesco, francese, italiano e in parte anche in romancio. Per essere all’altezza di questo compito, essa dispone di diversi strumenti e regolamentazioni volti a promuovere e garantire il plurilinguismo, assumendo così un ruolo esemplare a livello istituzionale. Nell’era dell’IA, è naturale che gli strumenti di traduzione e i «grandi modelli linguistici» come ChatGPT abbiano fatto il loro ingresso nel lavoro quotidiano dell’Amministrazione federale. Il loro utilizzo modifica tuttavia le modalità di produzione dei contenuti multilingui.
Lo studio pilota dello ZDA intitolato “Intelligenza artificiale: impatto e conseguenze per il plurilinguismo nell’Amministrazione federale in Svizzera” ha esaminato gli effetti dell’utilizzo degli strumenti di IA.
Un vantaggio, con un “sì, ma”
Il plurilinguismo praticato nell’Amministrazione federale si basa sul fatto che i collaboratori e le collaboratrici abbiano una buona conoscenza di più lingue ufficiali. Di conseguenza, in fase di assunzione o promozione vengono posti requisiti elevati in materia di competenze linguistiche. Queste potrebbero tuttavia andare perdute qualora il personale non dovesse più utilizzare attivamente le diverse lingue. Gli strumenti di IA consentono traduzioni rapide e a basso costo, facilitando così il lavoro monolingue nella lingua ufficiale preferita. Anche per il reclutamento del personale ciò può rappresentare un vantaggio, poiché una scarsa conoscenza delle lingue ufficiali non deve necessariamente costituire un criterio di esclusione.
Un tale sviluppo comporterebbe tuttavia anche un importante svantaggio: la lingua diventerebbe un mero strumento di lavoro e perderebbe la sua funzione di coesione, di cui l’Amministrazione federale è un esempio emblematico. I rapporti tra le comunità linguistiche all’interno dell’Amministrazione federale potrebbero risentirne. Non solo le diverse forme di espressione, ma anche le particolarità regionali e culturali delle varie comunità linguistiche diventerebbero meno visibili o rischierebbero di scomparire. E con esse, la presa in considerazione della pluralità di prospettive su determinati temi politici che distinguono le varie regioni del paese.
Senza una protezione esplicita, la dimensione culturale del plurilinguismo verrebbe soppiantata e la lingua ridotta a un mero strumento di comunicazione funzionale.
“L’Amministrazione federale dispone di un quadro normativo per la regolamentazione dell’uso dell’IA, ma questo non tiene conto esplicitamente dei vari aspetti del plurilinguismo, creando così una zona grigia in cui le pratiche linguistiche si adattano principalmente alle esigenze dell’efficienza”, riassume la coautrice dello studio Marine Benli-Trichet.
Principali conclusioni dello studio
Gli strumenti di IA per la traduzione e la produzione di testi sono oggi utilizzati regolarmente nell’Amministrazione federale. Le norme vigenti in materia sono tuttavia in ritardo rispetto al loro impiego effettivo.
Lo studio mostra inoltre che il personale francofono e italofono può sì lavorare più facilmente nella lingua ufficiale preferita grazie agli strumenti di IA, ma le prestazioni di queste tecnologie variano a seconda della lingua. Il tedesco e il francese vengono infatti tradotti in modo notevolmente più affidabile rispetto all’italiano e al romancio. Tali asimmetrie tecnologiche fanno sì che il tedesco – e talvolta persino l’inglese – venga utilizzato più frequentemente come lingua di riferimento per le traduzioni. Un’ulteriore sfida è rappresentata dalle peculiarità terminologiche della Svizzera, spesso ignorate dagli strumenti di IA che sono stati addestrati con testi provenienti dalla Germania, dalla Francia o dall’Italia. Il risultato è che i francofoni, e ancor più gli italofoni, si trovano a dover lavorare più frequentemente con traduzioni IA imprecise, anziché poter fare affidamento sui testi originali più accurati.
Opportunità e sfida
L’utilizzo degli strumenti di IA pone nuove sfide per il mantenimento della comprensione reciproca tra le comunità linguistiche. Lo studio solleva quindi la questione del ruolo che la Confederazione intende assumere nella gestione del plurilinguismo nell’era dell’IA, e formula una serie di raccomandazioni su come l’Amministrazione federale possa utilizzare gli strumenti di IA, sfruttandone al contempo i vantaggi e affrontando proattivamente le sfide:
- Definizione di un quadro normativo per l’interazione tra IA, requisiti linguistici e diritto;
- Garanzia di una copertura linguistica equilibrata degli strumenti di IA all’interno dell’Amministrazione federale;
- Maggiore sensibilizzazione linguistica e culturale dei quadri intermedi; Aggiornamento regolare dell’analisi degli effetti dell’IA sul plurilinguismo nell’Amministrazione federale.
“L’intelligenza artificiale trasforma in profondità le sfide del plurilinguismo in Svizzera, portando con sé nuove opportunità ma anche rischi significativi. Lo studio pilota delinea prospettive strategiche affidabili e attribuisce all’Amministrazione federale un ruolo pioneristico nell’era dell’IA, assimilabile a quello di un laboratorio. Di fronte a questi sviluppi, una domanda si impone: quale prezzo siamo disposti a pagare per preservare la coesione nazionale e la ricchezza linguistica della Svizzera?”, sottolinea Nicoletta Mariolini, Delegata federale al plurilinguismo.
Lo studio si propone inoltre come punto di partenza per nuove analisi, sia dentro che fuori dell’Amministrazione federale, al fine di comprendere le opportunità e le sfide che l’IA rappresenta per la Svizzera plurilingue.
Lo studio si basa su un’analisi della letteratura specializzata, un’analisi documentale e due tavole rotonde con rappresentanti dell’Amministrazione federale.
È stato condotto tra luglio 2025 e febbraio 2026. I risultati saranno presentati al pubblico il 16 giugno 2026 e approfonditi dal punto di vista linguistico, politico e comunicazionale nel corso di una tavola rotonda.
Scaricare lo studio
Persone di contatto
Dr. Marine Benli-Trichet, marinecharlotte.trichet@zda.uzh.ch 076 574 27 06 (FR)
Prof. Daniel Kübler, Daniel.Kuebler@zda.uzh.ch 078 815 67 60 (DE, FR, IT)
Prof. Dr. Nenad Stojanović, 076 558 55 41 (IT, FR, DE)
Il Centro studi sulla democrazia di Aarau (ZDA) è un centro di ricerca scientifica sostenuto dall’Università di Zurigo, dalla Scuola universitaria professionale della Svizzera nordoccidentale, dal Cantone di Argovia e dalla città di Aarau. Svolge ricerca fondamentale e affronta questioni di attualità relative alla democrazia, a livello regionale, nazionale e internazionale. www.zdaarau.ch
Immagine: unsplash.com